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Philippe Forest

Muga-muchū

Con un’introduzione dell’autore
Traduzione: Gabriella Bosco

Microgrammi
2018, pp. 159

ISBN: 9788898112180
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Sinossi

Muga-muchū significa «senza coscienza», ovvero «privi di sé, in balia del vuoto, persi nell’estasi di un annientamento in cui svanisce ogni certezza di essere ancora qualcuno». È questa – prosegue Forest – «l’espressione che usarono quasi tutti i superstiti per indicare lo stato di prostrazione e la totale perdita di riferimenti cui li aveva ridotti la catastrofe nucleare». Sotto questo titolo sono qui raccolti, come a formare un ideale dittico, i due testi che lo scrittore francese ha dedicato alle due bombe atomiche sganciate durante il secondo conflitto mondiale sul Giappone. Il primo – il radiodramma 43 secondi (ovvero il tempo che impiegò l’ordigno nucleare a raggiungere il suolo) – restituisce al lettore gli attimi che precedettero l’esplosione della bomba su Hiroshima. Ad alternarsi, quasi in un dialogo immaginario, sono le voci del pilota americano al comando del terzo aereo del convoglio (quello che in seguito fu battezzato – tradendo forse un intento autoassolutorio – «Necessary Evil», e il cui unico compito nella missione fu quello di documentare, attraverso una serie di fotografie, gli effetti dell’impiego dell’arma atomica) e quella di una giovane e ignara donna giapponese che abita nei dintorni della città che a breve verrà colpita. Il secondo invece – Storia del fotografo Yōsuke Yamahata – narra l’esperienza dell’uomo che, con la sua Leica di ordinanza, fu il primo a fornire testimonianza fotografica delle vittime e della distruzione a Nagasaki. Si tratta dunque di due istantanee che Forest scatta (un po’ come i protagonisti dei suoi due testi) appena prima e subito dopo il «momento dell’orrore», del quale non c’è immagine possibile, di cui non si può dare testimonianza. Come ricorda infatti lo stesso Forest – parafrasando il celebre adagio durassiano in Hiroshima mon amour – «nessuno può dire niente dell’orrore di Hiroshima e Nagasaki. E in un certo senso neanche coloro sui quali brillò quel terrificante sole dell’agosto 1945. Questa è la verità paradossale che dicono i quattro caratteri che formano l’espressione muga-muchū».

Autore

Philippe Forest

(Parigi 1962). Scrittore, saggista e docente di letteratura francese all’Università di Nantes. Autore di diversi romanzi che sembrano succedersi l’uno dopo l’altro come i cerchi concentrici di una spirale («ogni nuovo libro aggiunge un cerchio ai precedenti», ammette lo stesso Forest), tutti a partire da quel vuoto centrale che è il luogo della perdita e del lutto per una figlia prematuramente scomparsa. Si tratta, fra gli altri, di titoli come L’Enfant éternel (Prix Femina du premier roman 1997), Toute la nuit (1999), Sarinagara (Prix Décembre 2004), fino ai più recenti Le Siècle des nuages (2010), Le Chat de Schrödinger (2013) e Crue (2016). Vanno inoltre ricordati, nella sua vasta produzione saggistica, i volumi Histoire de Tel Quel (1995), Le Roman, le réel et autres essais (2007) e Tous les enfants sauf un (2007).

Recensioni
Luisa Bienati, L'Indice, 05/10/2018

Prima e dopo l'esplosione

Vincenzo d’Aquino, il Post.it, 07/08/2018

Dopo Nagasaki e prima di Hiroshima

Michele De Mieri, Domenica de Il Sole 24 Ore, 05/08/2018

In balia del vuoto: l'atomica si fa metafora

Alberto Cellotto, Librobreve, 16/06/2018

"Muga-muchū" di Philippe Forest

Andrea Caterini, Il Giornale, 20/05/2018

Tutta la verità sulle bombe atomiche Usa