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Blaise Cendrars

Ho ucciso
Ho sanguinato

Con una nota di Paolo Rumiz
Traduzione: Francesco Pilastro

Microgrammi
2015, pp. 104

ISBN: 9788898112081
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Sinossi

Sembrano due racconti distanti, Ho ucciso e Ho sanguinato. Il primo, scritto nel 1918 a guerra ancora fresca, è una «rapida istantanea» che restituisce gli umori, gli odori di un campo di battaglia, la «puzza di sangue, fenolo, merda, putrefazione», come scrive Paolo Rumiz nella nota introduttiva. Il secondo, pubblicato nel 1938, è invece un percorso di rinascita, il racconto della vita caotica di un ospedale militare, un «girotondo infernale» che giustappone crudezza (o crudeltà), carità, abiezione, resurrezione, e una lingua – a tratti – dal sapore e dagli echi quasi proustiani. Eppure sono testi complementari. Una sorta di dittico ideale, una mise en scène della guerra in due atti. Istinto e pietà. L’istinto è quello di sopravvivenza, che qui assume i contorni di un destino ineluttabile, un atto di resistenza da affrontare di petto, senza sotterfugi. La pietà, quella che si offre – letteralmente – al primo venuto, è mondata invece di ogni possibile retrogusto paternalista, senza fronzoli o infingimenti. Cendrars non cede alla tentazione del belletto o del salvacondotto cinico. Gli bastano due verbi per raccontare la tragica fatalità di una vita umana. Ho ucciso. Ho sanguinato.

Autore

Blaise Cendrars

(La Chaux-de-Fonds 1887 – Parigi 1961). Poeta e scrittore svizzero naturalizzato francese. Cendrars – nato Frédéric-Louis Sauser – lascia il paese natale a sedici anni e, dopo una serie di viaggi che lo portano anche in Russia e in Cina, arriva a Parigi nel 1910. Entra in contatto con la realtà culturale della capitale francese e stringe amicizia con numerosi artisti, fra i quali Guillaume Apollinaire, Amedeo Modigliani, Fernand Léger e Marc Chagall. Arruolatosi nella Legione Straniera, partecipa alla Prima guerra mondiale dove rimane ferito, riportando l’amputazione dell’avambraccio destro. Di ritorno dal conflitto bellico, si dedica, oltre alla letteratura, anche al giornalismo (è corrispondente di guerra al seguito dell’esercito inglese nel 1939). Ritiratosi ad Aix-en-Provence durante l’occupazione nazista, rientra a Parigi nel 1950 dove muore nel 1961 per le conseguenze di un ictus. Tra le sue opere principali si ricordano La Prose du Transsibérien (1913), Moravagine (1926) e La Main coupée (1946).