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Jean Cayrol

Lasciatelo parlare

Vivrò l'amore degli altri, I

Con un saggio di Roland Barthes
Traduzione e prefazione: Valeria Pompejano

Scrittura bianca
2015, pp. XXXV, 169

ISBN: 9788898112074
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Sinossi

Lasciatelo parlare è il primo capitolo della trilogia Vivrò l’amore degli altri che Cayrol compose tra il 1946 e il 1950 dopo la sua esperienza di deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Si tratta, per dirla con Barthes, della storia «non di un uomo o di un avvenimento, ma di una durata». Quella che segna il ritorno alla vita, la rinascita di chi, come Lazzaro, non è sopravvissuto alla morte, ma dalla morte è dovuto risorgere. Una lenta e progressiva gestazione, prima ancora che di un personaggio, di una umanità nuova, rinnovata. Il protagonista che Cayrol consegna al lettore è un personaggio allo stato nascente, collocato in una dimensione aurorale – adamitica verrebbe da dire – della propria esistenza, uno spazio che è al di qua di ogni sociologia e di ogni psicologia. Colui che parla è infatti, come scrive Valeria Pompejano nella prefazione, «un individuo estraneo a se stesso: uno straniero dell’esistenza [...], incerto lui stesso della propria esistenza». È un uomo ridotto a mera voce. E quella che parla, che chiede di essere ascoltata, non è la voce di un reduce, ma di un risorto. Una voce senza passato che, come scrive ancora Barthes, «si leva purificata da ogni ricordo, non per testimoniare l’evento che ha dato inizio alla sua esistenza anonima, ma per mettere a confronto l’essenza umana con la riconquista della Storia», della propria umanità. Se il Verbo lo strappò alla tomba, è solo attraverso la parola, l’unico strumento di cui dispone, che Lazzaro potrà ritornare alla vita. Lazzaro parla. Lasciatelo parlare.

Autore

Jean Cayrol

(Bordeaux 1911 – ivi 2005). Poeta, romanziere ed editore francese. Nel 1942 viene catturato e, l’anno successivo, deportato come prigioniero politico nel campo di Mauthausen, un’esperienza traumatica che segnerà la sua produzione letteraria successiva. Come ha scritto infatti Marie-Laure Basuyaux, «Jean Cayrol è uno scrittore deportato, e non un deportato divenuto, a seguito di questa esperienza, scrittore». Nasce così la celebre Œuvre lazaréenne, una serie di scritti che pongono al centro la figura del Lazzaro, prototipo del deportato “sopravvissuto” – o più propriamente “risorto” – che ritorna dai campi di concentramento. Tra questi, vanno ricordati Je vivrai l’amour des autres (Prix Renaudot 1947), Lazare parmi nous (1950) e Les Corps étrangers (1959).

Recensioni
Benedetta Craveri, La Repubblica, 15/05/2016

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Roberta Sapino, L'Indice, 11/03/2016

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Goffredo Fofi, Internazionale, 15/01/2016

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