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Claude Simon

L’erba

Traduzione: Bruno Fonzi
Postfazione: Alastair B. Duncan

Scrittura bianca
2014, pp. 242

ISBN: 9788898112043
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Sinossi

Tre generazioni, una lenta agonia. Quella della vecchia Marie, un’anziana donna sul letto di morte; quella della giovane coppia, Louise e Georges (il nipote di Marie), ormai prossima alla separazione; quella dei genitori di Georges, Sabine e Pierre (fratello di Marie), e del loro matrimonio fiaccato dalle menzogne. Al centro un regalo che sembra legare, come in un lascito testamentario, la vecchia Marie e la giovane Louise. Dentro una scatola di metallo arrugginito, non un diario ma sei taccuini che dicono, tra le fitte pagine di una meticolosa contabilità quotidiana, di un sacrificio austero, quasi incomprensibile, di una rinuncia spontanea, tacita, inflessibile. Quello che Louise si vede consegnare in mano è il suo stesso destino, sul quale sembra pesare un senso di ineluttabilità e di condanna. Le stesse – ineluttabilità e condanna – che Simon intravede, come scrive Alastair B. Duncan nella postfazione, nell’«enigma del tempo che passa». Un enigma il cui emblema è quel rantolo della vecchia morente, «intenta a morire»: un basso continuo, perturbante, quasi osceno nella sua discreta presenza. L’impercettibile dispiegarsi del tempo, di un’esistenza. Della Storia. L’eco di una vita, della «scialba esistenza» di chi la Storia, sopportandola, l’ha fatta, e che anzi è «la materia stessa della Storia». Quella che, come ci ricorda l’esergo di Pasternàk, non si può vedere (e dunque raccontare), «non più di quanto si possa vedere l’erba crescere». Che è invece proprio quello che Simon tenta di fare: farci vedere (e sentire) l’erba che cresce. D’altra parte, come ci ricorda ancora Simon, «tutto accade sotto le parole che si pronunciano, come il percorso di un ruscello sotterraneo è rivelato nei campi da un’erba più verde».

Autore

Claude Simon

(Tananarive 1913 – Parigi 2005). Scrittore francese, ha ricevuto il premio Nobel per la Letteratura nel 1985. Dopo le prime prove narrative, la svolta verso una nuova tecnica di scrittura – caratterizzata da una sintassi ampia e sinuosa, e debitrice della lezione di Joyce, Faulkner e Proust – arriva con i primi romanzi pubblicati presso l’editore Minuit: Le Vent (1957), L’Herbe (1958) e La Route des Flandres (1960). Da quel momento il nome di Simon è annoverato a pieno titolo fra quelli dei nouveaux romanciers. Storia, Tempo e Memoria rappresentano gli assi portanti della sua intera produzione letteraria, che trova l’esito più coerente e rigoroso nel romanzo Histoire, prova narrativa ambiziosa e ardita – probabilmente il capolavoro di Simon –, premiata nel 1967 con il prestigioso Prix Médicis. Tra le opere tarde vanno certamente ricordate Les Géorgiques (1981), L’Acacia (1989) e Le Tramway (2001), l’ultimo romanzo di Simon.