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Alain Robbe-Grillet

Il voyeur

Con un saggio di Roland Barthes
Traduzione: Stefania Ricciardi
Prefazione: Donata Meneghelli

Scrittura bianca
2013, pp. 278

ISBN: 9788898112029
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Sinossi

Il voyeur è un romanzo in cui «le cose sono là», come dice lo stesso Robbe-Grillet. Niente da cercare o intuire dietro le apparenze, nessuna profondità da indagare. Un romanzo di superficie, in cui le pagine sembrano semplicemente registrare quanto il nervo ottico percepisce degli oggetti, investiti, sostiene Roland Barthes, di «un privilegio narrativo finora accordato ai soli rapporti umani». Il voyeur, infatti, non è un personaggio, ma quel particolare viaggiatore, quel voyageur che è lo sguardo, davanti a cui tutto è, semplicemente, esposto. Meglio, sovraesposto. Come in una fotografia in cui c’è troppa luce, nel romanzo, scrive Donata Meneghelli in prefazione, «il chiarore dissolve ogni cosa, prima fra tutte l’intrigo, l’evento». Come se il ritorno di un commesso viaggiatore sull’isola che l’ha visto bambino, fosse molto meno di un pretesto. Per Barthes, infatti, «ne Il voyeur non c’è più nessuna qualificazione della storia: essa tende allo zero, se ne può appena parlare, ancor meno riassumerla». Lo stesso evento – l’omicidio, vero o presunto che sia – al centro del romanzo, «è narrativamente messo in bianco», stinge, fino a diventare un punto vuoto. Poco importa infatti che del delitto di quella tredicenne, il cui corpo è stato ritrovato, nudo e martoriato, in mare, si dia una descrizione per sottrazione, al negativo, facendoci dubitare che esso sia realmente accaduto, che sia realmente stato commesso. Tutto il romanzo, scrive ancora Meneghelli, «galleggia – come quel corpo – in uno stato di indecisione, perennemente sospeso tra realtà e immaginazione, tra fatto e possibilità, tra passato e presente».

Autore

Alain Robbe-Grillet

(Brest 1922 – Caen 2008). Scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico. Uno dei più importanti esponenti e teorici del Nouveau Roman, esordisce nel 1953 con Les Gommes, cui seguono Le Voyeur (1955) – premiato con il Prix des Critiques – e La Jalousie (1957), forse il suo romanzo più conosciuto. I suoi libri sono da subito apprezzati ed elogiati da personalità importanti quali Maurice Blanchot e Roland Barthes. Va ricordato il suo testo teorico più importante, Pour un nouveau roman (1963), una raccolta di saggi in cui si traccia la prospettiva e si tratteggia la fisionomia del “nuovo romanzo” a venire. Un orizzonte entro il quale si andranno a collocare, con sempre maggior rigore e radicalità, le opere più tarde, fra le quali La Maison de rendez-vous (1965), Projet pour une révolution à New York (1970) e la trilogia autobiografica de Les Romanesques (tra 1985 e il 1994).

Recensioni
Paolo Mauri, Il Venerdì di Repubblica, 15/06/2018

Ostico Robbe-Grillet che scrisse un giallo senza intrigo né polizia